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Associazione Nazionale di
Circoli Culturali |
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| La Multipatria |
| Occorre riconiugare l'identità
nazionale nell'età dei localismi, delle grandi
migrazioni, della globalizzazione e dell'Unione europea.
Questi fenomeni, imposti dall'evoluzione storica degli
ultimi anni, non mortificano affatto la nozione di comunità
storica ma la arricchiscono di contenuti e di espressioni
inedite. Bisogna confutare l'idea che il fenomeno immigrazione
conduca inevitabilmente al "melting pot"; e
non solo perché si sta rivelando un "melting
flop", ma anche perché la presenza delle comunità
di immigrati di fatto, induce la società europea
a riscoprire i propri valori storici. Quanto al localismo,
bisogna riconoscere che la sua riscoperta è una
risorsa culturale ed economica per la comunità
nazionale. Piccola Patria e Grande Patria non sono in
conflitto. Entrambe richiamano la nozione di identità
storica ed entrambe sono in conflitto con il cosmopolitismo
del "politicamente corretto". Questa vicinanza
morale e culturale, mortificata nell'età dei nazionalismi,
si rende evidente alla fine del secolo. Allo stesso modo,
l'Unione europea non sarebbe pensabile se non ci riportasse
alle radici comuni dei popoli continentali. Né
la globalizzazione, sottratta al suo mito, annulla le
Nazioni impegnando al contrario il sistema - Nazionale
nella competizione il protezionismo dello Stato nazionale
è totalmente superato. Questo non significa che
lo Stato stesso sia obsoleto. Esso rimane la prima garanzia
della democrazia e del rispetto dei diritti dei popoli
nella società globalizzata. La sua diminuzione
di sovranità lo libera dagli oneri di cui s'è
caricato nel corso del Novecento per restituirlo alla
sua originaria funzione di garanzia dell'ordine sociale
e di naturale camera di decompressione tra le spinte "mondialiste"
e quelle particolaristiche. L'Europa, da unire non solo
economicamente, rimetterà in circuito nazioni e
nazionalità oggi marginalizzate o combattute, costringerà
gli apparati statuali a modificarsi (riforme istituzionali,
decentramento dei poteri, federalismo, maggiore governabilità,
etc.), e impegnerà il nuovo legislatore europeo
a individuare e definire un progetto continentale (politico
e culturale) superiore. Le Patrie (piccole e grandi) non
si diluiranno in un mega-consorzio europeo di apolidi
e sradicati, ma dovranno cominciare a pensarsi indipendentemente
dal diritto del (e sul) suolo (l'italianità, ad
esempio, tenderà ad essere sempre più autonoma
dal dato territoriale per esprimersi anche in Europa,
fuori d'Europa, nella società globalizzata). La
nuova nazionalità sarà inclusiva ed espansiva.
I suoi confini (non più territoriali ma culturali,
economici, sociali, mentali) tenderanno ad essere mobili,
come il "limes" romano. La Patria tornerà
ad essere quello che era prima dei nazionalismi giacobini
e degli internazionalismi proletari: innanzi tutto un
luogo dell'anima. Non avranno futuro i popoli legati alle
nazionalità esclusive, razzistiche, immobili e
impaurite. Ma non avranno futuro nemmeno i popoli senza
Patria. |
Alessio Butti
Alberto Giorgetti
Giampiero Cannella
Aldo Di Lello
Fabio Turriero |
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manifesto |
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